Devo lavarmi le mani, ma non ho acqua da sprecare. Speriamo bene. Nuovamente in macchina. Il caldo affogante dell’abitacolo mi fa immaginare come starò dopo la morte, ma per ora tocca reimmettersi nella statale che ci porterà, forse, a destinazione. Io, il mio amico Get e il mio acquario con pesciolini tropicali improbabili c’eravamo fermati per fare un po’ di pipi e per sgranchirci le gambe. La strada sembra più una linea tirata a caso da un pazzo sopra la terra stracotta dagli infernali raggi che continuano ad assediare il nostro piccolo trabiccolo con il quale, a parte qualche piccola ammaccatura, potremo fare ancora bella figura tra i viali di Goty Town, verso la quale siamo diretti. Get di tanto in tanto mette la mano fuori del finestrino e chiude gli occhi, probabilmente pensando a quando era bambino, agli amici, alle vecchie ragazze, alle sbronze, a quella calda sensazione della gioventù che a volte fa venire i brividi. Muove lentamente la mano in un gioco di vortici, quasi come un direttore d’orchestra, poi sgrana gli occhi e dice: “ Cazzo! Roberto!”
Inchiodo bruscamente, facendo uscire un po’ d’acqua dall’acquario.
Cinquecento chilometri indietro, lungo la linea pazza che scorre al lato della strada cammina Roberto, da un giorno senza acqua né cibo. Per quanto non passassero macchine da 24 ore e all’orizzonte non si scorgesse anima viva, lui camminava con stile, a tempo, atteggiando le spalle in un liquido movimento che si addirebbe ad un modello in una passerella. Era fatto così, non lo faceva per gli altri, lo faceva anche a casa, solo. Non un albero per chilometri all’orizzonte. Solo la linea pazza gialla e scolorita gli faceva compagnia nel suo cammino verso il nulla. Incomincia a temere ora, senza acqua, con quel caldo, non avrebbe potuto resistere allungo.
Ne era sicuro, era quella macchina che ha sentito passare quando si era allontanato per pisciare. Che cazzata, che cazzata assurda, pensò, era stata allontanarsi dalla linea pazza per pisciare. Chi lo poteva vedere? Ma lui era così, troppo preciso, rischiare di morire dimenticato, per pisciare.
Cerca un piccolo ciottolo tondeggiante e se lo mette in bocca, come aveva letto nel suo manuale di sopravvivenza, per aiutare a combattere la sete... gli sembrava una cazzata, ma un po’ funzionava. Aveva voglia di cagare, ma pensò che era meglio trattenere qualunque tipo di fluidi dentro il corpo, il più possibile.
Nel mentre io, Get e i pesciolini frastornati rimanemmo un attimo in silenzio:” Get, cosa Roberto?”
- “Gli avevo chiesto se voleva venire con noi…”
- “e quindi?”
- “Forse, credo, che ci abbia aspettato al bivio di Vellen. Mi ha detto che avrebbe preso l’autobus sino a lì e poi ci avrebbe aspettato.”
- “Cazzo! Ma come cazzo hai fatto a dimenticarti!”
- “Non posso sempre ricordami tutto, lo sai come sono. Poi potrebbe non essere nemmeno andato, che ne so? Lo avremmo visto, no? Hai viso qualcuno tu?”
- “Non lo so coglione, stavo dormendo e guidavi tu ieri!” lascio le mani sopra il volante guardando il livello del carburante. Non bastava. Non bastava per tornare in dietro. Il vento torrido portava polvere finissima dentro l’abitacolo, massaggiava i capelli riempiendoli di polvere.
- “Non lo so, sì, ho fatto un po’ d’attenzione al bivio, ma non ricordo, non credo, forse c’era uno, ma era lontano dalla strada, ma non so se era proprio li. Si sarà cagato sotto e avrà deciso di mollare!”
Roberto incominciava a sentirsi un po’ debole, sperava che passasse una macchina, riusciva a vedere a decine di chilometri di distanza, continuando a guardare sempre più lontano verso i monti fluidi che a causa del caldo si erano liquefatti e volteggiavano ritmicamente all’orizzonte. L’intestino iniziava a pretendere il meritato svuotamento, ma non era ancora possibile. Toppi fluidi. Non sapeva nemmeno se pisciare per bersi l’urina. Non aveva ancora capito se facesse male oppure no. Conosceva una ragazza che lo faceva, che beveva la pipì, ma l’aveva vista una volta sola, quindi non sa. Nel suo libro c’era scritto di non farlo, ma aveva sentito di un sacco di persone che si erano salvate in questo modo quando erano rimaste intrappolate tra le macerie di un terremoto. Beh, voleva provare, almeno ad assaggiarla. Era disperato, è ovvio. Ma non aveva bottiglie, quindi si aprì la lampo e si mise le mani a catino davanti al pisello. Ne fece un po’, calda… la avvicinò alla bocca e cercò di berla come si fa da piccoli per prendere una medicina disgustosa. Trattenendo il respiro. Salata, un po’ amarognola ma non più di tanto. Si poteva fare. Diede un altro paio di sorsetti del suo prezioso fluido e riprese la folle marcia verso le montagne molli.
- “Ce la dobbiamo fare Get. Senza di lui non saremmo arrivati a tutto questo. Dobbiamo tornare indietro a prenderlo. Anche se non sappiamo se c’è, anche se si meriterebbe di crepare come uno qualunque…”
- “Perché?”
- “Niente, non si è comportato tanto bene negli ultimi tempi…”
- “ Sì, ma se torniamo a prenderlo, ammesso che ci arriviamo, rimarremmo a secco. Non ci basta la benzina per andarcene da lì. Non ci sono stazioni di servizio per centinaia di chilometri. L’autobus ripasserà fra sei giorni!!!”
- “Merda, MERDA!” spengo il motore e bevo un sorso d’acqua tiepida. “ Prima che ti mettessi a guidare tu, ti ricordi? Ho visto sulla destra una fattoria abbandonata. Forse lì, ci sarà un pozzo, no? Tutte le fattorie hanno un pozzo, come farebbero altrimenti?”
- “Ma era abbandonata no? Forse proprio perché non c’è più acqua. Magari la falda si è abbassata e non ce n’è più. O potrebbero averlo avvelenato chi lo sa.”
- “Ma cazzo! Dobbiamo provare, ma come cazzo hai fatto a dimenticarti, te ne rendi conto!” metto la mano sulla chiave d’avviamento e guardo il nulla. Non era colpa di Get. Poteva succedere a chiunque che trasportava quello che trasportavamo noi. Perdi la testa, pensi a mille cose. Non puoi ricordarti tutto.
Roberto incominciava davvero ad avere paura di non farcela. La sete ti fa fare cose strane, sentirsi soli con quella strana linea di catrame che taglia in due quei 360 gradi di niente. Ma perché non se ne era rimasto a casa sua. Dovevano arrivare i nuovi campionari, aria condizionata, bibite ghiacciate. Forse non era stato un caso. Lo avevano visto e lo avevano lasciato lì. Mikrj e lui avevano avuto qualche battibecco il mese precedente. In pratica Roberto ci aveva provato con la sorella di Mikrj, e li aveva beccati sul suo letto nel mentre che facevano giochetti un po’ particolari. Beh, c’era la sorella in ginocchio sul letto a bocca aperta e Roberto faceva la pipì nella sua bocca. Non è di certo bello assistere ad una cosa del genere, vedere la propria sorellina, tra l’altro sul tuo letto!, che si fa fare quelle cose dal tuo migliore amico. Le fitte lancinanti all’intestino si fanno meno frequenti ma aumenta proporzionalmente l’intensità del dolore.
Get ed io decidemmo di tornare, inversione ad U e un altro po’ d’acqua fuori dall’acquario.
Si fece buio, ci alternammo un paio di volte alla guida per il sonno. Non sapevamo dove andavamo, se stavamo facendo la cosa giusta, rischiavamo di morire da scemi? Sarebbe stato meglio saperlo con certezza, almeno facevi il viaggio con la sicurezza di andare a salvare qualcuno. Noi andavamo forse a non salvare nessuno.
- “Get, svegliati! Oh! Secondo te, ne sei sicuro?
- “cosa?”
- “Questo viaggio, Goty Town. Non è una pazzia? Forse sbagliamo.”
- “Ne abbiamo parlato per anni. Lo progettiamo da anni. Perché ora ti vengono queste idee? Che c’è?”
- “Forse abbiamo sempre sbagliato tutto. Forse non è il momento, perché noi? Perché dovremmo pensarci noi? Cazzo Get! Siamo ragazzi ci pensi? Ci hanno rincoglionito da quando siamo nati con 'ste stronzate.”
- “Che cosa vorresti fare allora? Molli tutto. Hai ucciso un poliziotto! Te ne sei scordato? Guardati le mani, ce le hai ancora sporche cazzo! Qui dietro c’è quello che ci permetterà di essere rispettati ed ascoltati. Lo volevi più d’ogni altra cosa! Fermati cazzo! FERMATI!!!” La macchina inchioda, altra acqua fuori dall’acquario e questa volta anche un povero pesciolino che va a boccheggiare nel tappetino tra cicche pop-corn e vomito incrostato.
Roberto è accasciato al lato della strada, infreddolito e intontito a tal punto da non riuscire a dormire. Guarda le stelle, ma è tranquillo. Crede anche lui a quello che voleva fare. Negli ultimi tempi si era un po’ allontanato da Mikrj e Get. Li credeva pazzi, incapaci di realizzare qualcosa, sempre a parlare di problemi, mai una ragazza, depressi e insoddisfatti. Ma infondo hanno sempre nutrito gli stessi ideali, sin da quando studiavano ancora all’università. Guarda le stelle e ripensa a quando facevano i loro primi esperimenti, a quando mettevano per scherzo del solfato di zolfo dentro l’aula magna, rendendo irrespirabile l’aria per giorni. Non voleva morire così, per niente.
- “Noi prendiamo Roberto, andiamo alla fattoria e aspettiamo che passi la corriera fra cinque giorni. La blocchiamo. Prendiamo il carico, lo carichiamo e se necessario guideremo l’autobus. Non c’è problema. Si risolverà tutto ok?”
- “Sì Get, ok. Scusa, sono stanco e questo proprio non ci voleva. Ora saremmo già arrivati…” Ripartimmo, mancava poco ormai al bivio di Vellen, una o due ore. Forse meno se lui camminava verso di noi.
Roberto era ancora sdraiato quando gli venne una fitta ormai al limite della sopportazione. Era giunto il momento di evacuare il prezioso liquido corporeo. Questa volta non si sarebbe allontanato dalla strada! Posizione tipica, mutande e pantaloni in mano e culo all’aria verso la luna. Non voleva uscire, probabilmente a causa della scarsa umidità delle feci, rinsecchite e dure come la pietra. Un primo proiettile, biancastro e odoroso si scaglio sull’asfalto, rotolando simpaticamente a due metri di distanza. Gli altri stronzetti si ostinavano a rimanere aggrappati al cordone intestinale e le forze di Roberto incominciarono a mancare. Si dovette mettere in ginocchio. Strano cagare in ginocchio! Abbassò la testa a terra con le braccia davanti appoggiandosi per riposarsi i più possibile. Si guardava l’uccello penzolare come un pendolo davanti alla rossastra luna che spuntava all’orizzonte. Continuava a sforzare ma niente, il tappo secco era incapace di farsi strada tra i possenti muscoli dello sfintere. Si addormenta in questa posizione, sul ciglio della strada.
- “Get, guida tu, sono troppo stanco, Nooo!.”La macchina sbanda vistosamente. Un rumore cupo e allo stesso tempo crepitante ci risvegliò pienamente. “Cazzo è stato Mikrj, hai schiacciato una lepre?”
- “Non lo so cazzo, era una lepre un po’ troppo grossa, non ho visto nulla. Forse sì, mi è parso di vedere un bagliore bianco sulla destra poco prima. Siamo quasi arrivati, tieni gli occhi aperti.”

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