Camminavo assieme a Simone, quando una donna sconosciuta di età compresa tra i 40 e 45 mi chiede a bassa voce sorridente: Avete visto l’asino di zio Alfonso?”
Io risposi: “ cosa? Non capisco” e mi avvicinai con l’orecchio più vicino alle sue labbra. Lei sempre sorridente mi sussurra all’orecchio -“avete visto l’asino di zio Alfonso? Si è perso.”
-“No… perché parla a voce così bassa?”
- “Perché mio padre mi ha appena svegliata” e se ne andò verso il portone di una casa che era la vicino, citofonando alle persone. Mi voltai andandomene, lei mi sbirciava. Che strana situazione. Comunque il paese era in festa, tutti passeggiavano nella via illuminata. Il sindacato dei lavoratori aveva vinto. La fabbrica stava chiudando, ma un lavoratore, facendo sei al super enalotto aveva vinto 90 milioni di euro, così comprò il 51% delle azioni e salvò tutti gli amici dalla disoccupazione. Salutai Simone ed entrai in una casa, una qualunque, per vedere cosa c’era da portare via. Forzai la finestra del retro e via, dentro, felpato come un gatto. Rovistai tra i cassetti e il frizzer in ricerca di qualche scatoletta con risparmi sanguinosi. Non era giusto, lo so, ma in qualche maniera si doveva andare avanti… Spostai una coperata! Cristo! C’era un bambino di pochi mesi, forse un’anno la sotto! Chi poteva lasciare un bambino così, solo, poi sotto una coperta. Un mostro, solo un mostro maledetto. Lo presi in braccio, ci giocai, gli diedi da bere e da mangiare. Ma poi mi resi conto che in casa non c’era nulla per bambini, insomma quelle cose tipo omogeinizzati, biberon, culle e cazzi vari da neonati. Che ci faceva allora quel bambino li? Strana situazione. Ero indeciso se lasciare tutto com’era, o portare il bambino in qualche convento, o cose così, perché: se il bambino viveva li, era figlio di cani, se non viveva li allora cosa ci faceva li? Lo presi ed uscì da dove ero entrato.
Mortaretti, folla e aria frizzante e puzzolente di zolfo. Nessuno badava a me, troppa confusione, una situazione a me favorevole. Ma non avevo un bottino cacchio! Che fregatura. Infondo chi avrebbe creduto che non lo avevo rubato, ma solo aiutato? Era una situazione più pericolosa del solito. Se quel bambino era stato rubato, o sequestrato? Ero io a tenerlo!
Mi spostai dalla via principale, e camminai verso la campagna in direzione del monastero. Era buio e una timida fetta di luna faceva intravedere il ciglio del selciato, il vento increspava le grosse pozzanghere della disastrata strada e io camminavo svelto e furtivo, pronto a nascondermi al primo rumore. Arrivato in prossimita del Pozzo Maggiore mi bloccai. Vedevo qualcuno vicino al pozzo per gli animali. Era troppo buio per capire chi era o quanti erano. Il bambino fortunatamente dormiva, da quando avevamo lasciato casa. Dopo un debole raglio capii che era solo un fottutissimo asino, magari proprio quello dello zio di quella matta di prima… mi avvicinai. Era enorme! Di quelli americani, forse discendente di quella razza importata qua dagli americani dopo la seconda guerra mondiale. Aveva la sella e tutto il resto. Sembrava docile. Lo cavalcai. La strada la faceva lui, ci vedeva bene di notte. In poco tempo arrivammo ai piedi del monastero. Il portone era maestoso, di legno con cardini di dimensioni ciclopiche! Mi avvicinai. Poggiai il bambino a terra e diedi tre fortissimi rintocchi alla campana che c’era al lato del portone. Mi nascosi. Saranno passati dieci minuti, niente. Riprovai, suonando concitatamente la campana e scappai nuovamente. Ecco, il portone si apriva. Una figura umana altissima si riusciva a intravedere illuminata da una torcia tenuta stranamente molto alta, altissima. Doveva essere un frate gigante! Si inchinò, poggiò la lanterna. Rimase un po’ li, forse guardandosi intorno. Si rialzò e chiuse lentamente il pesante portone. Bene, aveva consegnato il bambino. Ma poi un rumore lo fece sussultare! Mah! Era un pianto di bambino! Corsi velocemente e silenziosamente verso l’ingresso, no! Il piccolo era ancora li, senza la coperta! Quel figlio di puttana si era preso la coperta e aveva lasciato il bambino! Che schifoso figlio di puttana maledetto! Lo presi, gli misi attorno il mio maglione e tornai dal mulo, o asino non so. Stava dormendo, però sdraiato, ciòè, io credevo dormissero in piedi. Gli diedi dei colpi, gli tirai le orecchie mi avvicinai per controllare meglio. Cacchio, era morto! Ma come è possibile? Forse l’acqua del pozzo. Oppure era semplicemente morto di qualche cosa, che sfiga… Stava albeggiando, e io non sapevo più cosa fare con quel bambino. Io non potevo tenerlo, ero troppo povero, senza una vera casa. Dividevo uno sgabuzzino con simone, e non sarebbe stato contento di questo nuovo arrivo. Lo avrebbe ucciso, senza pensarci due volte.
Tornai in paese, della festa in giro c’erano ormai solo i segni lasciati a terra dalla sporcizia e qualche tipo mal ridotto al lato delle strade. Ad un certo punto, senza sentire nessuno arrivarmi alle spalle sentii sussurrarmi all’orecchio :”Dove vai con il mio bambino” mi voltai, e infatti non c’era nessuno. Stavo dando i numeri, ero stanco, non avevo chiuso occhio tutta la notte. Di nuovo :”Dove vai con il mio bambino” e questa volta seinti pure il calore dell’alito sul mio collo! Mi voltai e niente, non c’era nessuno. Incominciai a correre, velocissimo, verso la casa dove avevo preso il bambino. Passai dal retro ed entrai come avevo fatto la sera prima. Scavalcai la finestra e percorsi il corridoio verso le camere da letto. La camera in fondo era illuminata, debolmente ma infondo al corridoio, l’ultima stanza difonte a me era illuminata. Avrei lasciato il bambino li, sul pavimento del corridoio, non c’era altro da fare. Mi voltai e me ne andai.
Sono passati tre anni da quel fatto, la fabbrica ha chiuso lo stesso, il paese è ormai fantasma, e io vivo in un camper che ho trovato abbandonato sulla strada. Del bambino non seppi più nulla.

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